IMPRESSIONI - PHOTO GALLERY

“NATURAID MAROCCO IMPOSSIBLE”

 

 

IMINIFRI/ Lunedi 6 Novembre 2017/ ore 6:00 / 870 km 18.000 m+ NOSTOP

 

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Questo nostro raduno "Marocco Impossible" sarà un'esperienza d'altri tempi........ ogn'uno sceglierà il proprio percorso, fatto di tempi, di velocità, di solitudine, di condivisione, di riflessione, di fotografie, di ammirazione, di gioie, di dolori........di incontri,..... il mio augurio è che ogn'uno trovi il suo percorso, la sua dimensione personale......

tu e solamente tu sarai l'arbitro e giudice e solamente tu, ricordalo, riconoscerai il vero premio che ti darai.

Buon "incontro" a tutti.

Cin Cin Mauri


DRIES BROUCKAERT

Hello all again,

I’m back from Morocco. The high-Atlas
Cool adventure, best ride ever. For sure
870km, 18.000 height meters. I did it in 5 days and 3 hours.
But that’s not important. The adventures was great.
We starts with 30 plus riders. 15 to 20 who would go for the fast full loop, I ended up 9the.
Riding was from 6AM to 7PM, sometimes few hours earlier, some days later. No to many hours in the dark, to cold and the views we did not wanted to miss.
We slept at Berber gites or somethings similar.
Eating 9 times Berber-eggs…. And little other food.
During the night 5 degrees and less and the days sunny and very warm.
Riding alone or most of the time with Turbo and his friend, two strong Italian riders, we had great fun and team was well tuned and organized. Turbo against the wind, the 60 year old friend was very strict and made us move, I did the humor/organizing food and place to sleep.
Going through small villages with poor but o so friendly people. Going up to 3.000 meter and ride some minutes in the snow. Ride through the dessert and think you’re alone and then children come out of nowhere. Meet family’s who are so poor or so different then us they live in holes in the ground (in it, not in caves), the last ones received our snickers/children were very happy. We stopped ever 15 to 30 minute to stand still and enjoy the view and take a picture (have about 150 pictures and video’s). we received good support from Homefront (see motivation video who my friend Matthieu made with ex quick-step rider Julien). We had to take care children were not stealing our lights or others stuff. We had hard times (emotional) to ride with our 5.000 euro bike trough some poor places where people had really nothing. At every shop we tried to buy something for us and the locals, we had respect for them and they for us. Dessert, hills, great sunsets, small charming villages, great conversation in French with the locals, shake hands with Berbers who live in the dessert-area and only have a few animals as a property (taking picture is not OK for them, so I did not)
Great experience, strong ride (did not expected it after only little training), lovely country, good new friends, mixed feeling on how peoples survive there.


SARA FALCONE

Eccomi qui.... Anche io non posso sottrarmi dal mettere giù qualche riga per raccontare il mio Naturaid Impossible. Quando ho sentito parlare di questa avventura mi sono sentita subito attratta.... Il. Marocco mi ha da sempre attirata in un modo forte e inspiegabile, poi la presenza di tanti amici, e poi il desiderio di alzare sempre di più l'asticella, di sfidarmi in qualche cosa di più difficile. E poi la componente "ignoto" ha il un potere di catturarmi....sempre!!! Fino all'ultimo sembrava che tutto si mettesse contro questa mia scelta (il lavoro, la famiglia, adempimenti burocratici) ma questo non faceva altro che aumentare il sapore di sfida. Alcuni amici mi hanno proposto di unirmi a loro nel fare questa avventura.... Spero di non aver turbato la sensibilità di nessuno ma io questa (e sempre è così) voglio vivere queste avventure con il sapore dell'avventura, dell'imprevisto, del nuovo e non amo programmare in anticipo quel che sarà. Ho voglia di pedalare in compagnia ma anche da sola e così è stato. Alla partenza, dopo la prima pedalata, i giochi erano fatti. Volevo chiudere il giro lungo in 6 giorni e la mia tabella di marcia prevedeva circa 150 km al giorno. Il primo giorno però la tappa sarebbe stata più lunga.... Dovevo superare il passo a 2900 e mi aspettavano 160 km con 4500 di dislivello. Le gambe giravano bene e la cosa sembrava poter essere fattibile. Pedalare in contesti totalmente nuovi in mezzo a realtà magiche e piene di mistero mi ha dato energia. Lungo il cammino ho avuto la fortuna di incontrare Maurizio Doro Naturaid con il quale ho avuto un piacevole confronto e dal quale ho ricevuto una meritata tirata di orecchie per non aver studiato i punti acqua che aveva mandato (ero a secco e non sapevo quanto ancora ci volesse ad arrivare al primo paese). Accanto a me un belga, Pablo (tipico nome svozzero?) con il quale ho condiviso i miei primi 3 giorni. Il destino mi aveva riservato lui..... Persona di pochissime parole, sensibile e di sostanza....eravamo due entità a sé.... Si pedalava anche a distanza di qualche km perché avevamo entrambi bisogno di solitudine ma poi, in un modo o nell'altro, ci si ritrovava. Superato il passo faceva freddo e aveva cominciato a piovere leggermente. Bisognava muoversi..... Il mio faretto, dopo poco però si spegne (tenuto erroneamente al massimo la mattina in partenza) e mi rimane una luce di fortuna che però mi rallenta tantissimo in discesa. Dico a Pablo di andare per la sua strada e gli auguro buona fortuna.... Rimango sola.... 30 km di buio infiniti!! Finalmente la gite d'etape la Chatedral e fuori ad aspettarmi Pablo?. Ritrovo altri biker arrivati prima di me.... Cavolo!! Sono quelli forti.... Questa cosa mi meraviglia e mi carica parecchio. La notte non chiudo occhio.... Sono sdraiata ma agitata.... Spesso mi succede in queste cose. Partenza alle 6....Si unisce a me Paolo Bartolucci, fortissimo biker che però sembra più attratto dal voler godere del luogo e della compagnia che dall'agonismo. Percorriamo la via delle scimmie, delle gole con sali scendi impegnativi.... Siamo fortunati e sulla strada ci attraversa una scimmia che si unisce alla sua famiglia dall'altra parte del fiume. Sono emozionata!!! Mi era capitato di incontrare scoiattoli marmotte caprioli e cinghiali... Ma una scimmia!!!! Quando mai? ??finita la vallata ci aspetta una lunga salita in asfalto.... Dico a Paolo di andare del suo passo e magari raggiungere il gruppetto che vediamo dallo spot poco avanti a noi.....e così è. La giornata scivola bene tra panorami bellissimi e incontri con i bambini nei paesi. Sono meglio organizzata con l'acqua ma non con il cibo e l'unica cosa che trovo da mangiare per pranzo è un pacchetto di patatine. Ora si che posso affrontare i miei restanti 2000m di dislivello?.... Fortuna ho dietro qualche barretta. Dopo il lauto pranzo incontro il mio Pablo è pedaliamo insieme (nel nostro tipico modo di pedalare insieme.... Nel silenzio e al proprio passo...). A 30 km da quello che poteva essere il nostro arrivo di giornata troviamo i due ragazzi belga seduti a mangiare una omelette...... Ovviamente decidiamo di approfittarne e mentre eravamo lì seduti si ferma un camioncino dal quale sbuca fuori David Ferri che aveva sbagliato traccia e si era allontanato di 30 km. Proseguiamo in tre fino ad un albergo dove c'è una stufa.... Non mi sembra vero.... Potrò lavare i capelli ormai impastati di sudore e polvere!! Non chiudo di nuovo occhio.... Vuoi per uno stato di eccitazione costante vuoi per l'accompagnamento sonoro dell'amico Pablo ??. Se vado avanti così a non dormire mi spegnero a breve..... Penso. Ripartiamo alle 6, temperatura perfetta..... Oggi non ci aspettano grandi dislivelli ma dobbiamo fare i conti con un fortissimo vento (mai capito perché il vento non è mai a favore?) che ci rallenta e sfinisce un po'....... L'aria secca e la polvere asciugano le mucose e sembra quasi di non riuscire a respirare. Attraversiamo le gorges des dades .... Semplicemente meravigliose!! Arriviamo ad un paesone dove c'è la deviazione per il corto e salutiamo il mio Pablo.... Un pezzo di cuore se ne va con lui perché so che mai più ci si rivedrà. L energia cala e mi aspettano ancora 30 o 40 km...... Dopo aver mangiato una pizza, che sembra quasi un dono mandato dalla provvidenza, cominciamo ad andare io e David..... Dopo poco però sento le forze venire meno e soprattutto la piaga che ho sotto sta diventando insopportabile. Chiedo a David di "abbandonarmi" li....... Avrei preso il mio sacco a pelo e dormito sotto le stelle..... Non pensavo che nel cielo ce ne fossero così tante!! David mi convince a continuare qualche km e fa bene perché poco dopo incontriamo un ragazzo fermo su un sentiero con la moto.... Sembrava aspettarci..... e ci offre rifugio a casa sua dove inaspettatamente abbiamo una calorosa accoglienza da parte di tutta la famiglia.... Si avverte emozione da parte di tutti noi.... L' "altro" (noi per loro e loro per noi) è accolto come un dono. Dopo una deliziosa omelette alla berbera finalmente riesco a dormire profondamente (si vede che avevo bisogno di un tappeto piuttosto che un comodo materasso?). Il risveglio però non è dei più rosei.....la mia piaga è sanguinante e con siero e la mia faccia era gonfia.... Tanto gonfia. Decido a malincuore di ripiegare per il corto e tornare indietro sul bivio. David decide di seguirmi in questa scelta perché non ha voglia di stare solo. Torniamo al paesone dove incontriamoPirovano Sabrina e Enrico Azzolini e decidiamo di aspettare il resto della banda Erwin Cipriano Francesca Patti Marco Pettena e Paolo Bartolucci. Amici da casa cercano di dissuadermi dal continuare per i miei problemi di salute e vado in crisi....Cosa mi spinge a continuare? Il mio maledetto orgoglio è caparbietà fuori da ogni logica o la voglia di avventura? Non so darmi una risposta ma la tristezza nel rinunciare a questo Naturaid è troppo forte e decido di stringere i denti e andare avanti con gli amici e mettermi in modalità soft. Ci aspetta tanto vento ma paesaggi fantastici. Arriviamo ad un gite dove troviamo anche i ragazzi che venivano dal lungo Norberto ed Enrico Morbillo, Antonio Marino e Ilaria Balzarotti e poco più tardi ancheAlvise Aman Cedolini che procede in solitaria. Riposo abbastanza bene ma quando riparto sono scarica, senza energia mentale..... la piaga mi sembra insopportabile e mi fa pedalare storta e nervosa e non riesco più ad apprezzare ciò che mi circonda..... Vado avanti per inerzia e alla prima discesa in curva con un po' di sabbia scivolo e mi faccio male ad una spalla.... Capisco che la mia avventura è volta al termine e sono distrutta. Da qui poi la mia avventura nell'avventura che ho già ampiamente descritto. Dopo un giorno e mezzo di viaggio verso Demnate e dentro me stessa..... A contatto intimo con le mie paure e con la piacevole ma anche spaventosa sensazione di arrendevolezza che tanto rinnego ma con la quale occorre convivere ogni tanto....... Arrivo finalmente a Demnate dove mi accoglie il gestore dell'albergo con un abbraccio e un'ottima colazione al calduccio in cucina. Poco dopo arriva Maurizio Doro Naturaid che mi abbraccia...... Il mio essere si a bandana finalmente.... Le tensioni si sciolgono.... La mia mente si libera e il cuore esplode in un pianto liberatorio. In quel preciso momento capisco cosa è stato per me il Naturaid.... Capisco che questa esperienza non mi abbandonerà mai capisco che cosa mi ha dato e a cosa mi è servito...... Improvvisamente tutto è chiaro. Non faccio che dire grazie a Maurizio....Ho imparato che i gesti e gli sguardi valgono più delle parole.... Sembra che anche lui mi sia entrato dentro e sappia perfettamente cosa stia provando. Il Naturaid non è un trail e non è una gara.... Il Naturaid è il Naturaid....è emozione..... è scoperta. E finché non lo provi non puoi comprenderlo. Cin cin Maurizio Doro Naturaid era e con cin a tutti voi naturaider è avventurieri.

"Esperienza surreale, tragica e fantastica al tempi stesso. Sono partita ieri pomeriggio verso le 15 con un furgone diretta a Demnate (arrivo del Naturaid) ma il mio mezzo di fortuna si rompe in mezzo al nulla.....dopo un'oretta ne arriva un altro che mi carica con la bici per una destinazione a me ignota (unico modo per capirsi il linguaggio dei gesti visto che parlano solo berbero); arriviamo con il buio in una città fantasma dalla quale in un attimo spuntano fuori una decina di uomini con i loro cappucci scuri, scaricano me e la bici e mi fanno cenno di seguirli dietro una lucina fioca giù per un sentiero. La mia spalla dolorante non era più un problema.... Entro in una casa e mi mostrano la mia "camera" e il bagno. Mi offrono the e un' ottima cena gustata con le mani. Arrivano varie persone(sempre e solo uomini) per venirmi a salutare o per semplice curiosità... Uno di loro parla francese (finalmente) e ci accordiamo per tariffa e orario del mio trasporto. Partenza alle 2 della notte.... Il signore carica coperte acqua e cibo e partiamo per un sentiero di rocce e acqua (percorrendo il letto di un fiume).... Sembra che tutto si spacchi e fa parecchio freddo. Ad un certo punto, nel buio del bosco, si accendono dei fari, la mia macchina si ferma e mi dicono di salire nell'altra dove ci sono 5 uomini incappucciati dai volti seri..... La mia preoccupazione è alle stelle ma posso solo fidarmi (considerata anche la mia spalla). Via.... Si riparte..... Si viaggia fino alle 6 quando finalmente arriviamo a Demnate. I miei presunti aggressori o ladri sono stati in realtà i miei salvatori..... Mi hanno protetto con le loro giacche e offerto da mangiare. Questa notte mi sono resa conto di quanto il sentito dire e, talvolta il pregiudizio, influisca sui nostri vissuti e pensieri."


ANTONIO MARINO

Il mio Naturaid Marocco

Da quando ho saputo dell’idea di Maurizio Doro di voler ripetere quest’anno il Naturaid Marocco, e abitando in Sardegna come Maurizio ho avuto il privilegio dell’anteprima, non ho dovuto neanche pensarci, era già deciso, si trattava solo di riuscire ad organizzarmi tra famiglia e impegni vari per la data stabilita. C’era tempo ma poi il tempo è volato veloce, posso dire di essere arrivato alla data di partenza più con una preparazione motivazionale che atletica, anche se chilometri ne ho comunque percorsi ma sempre senza una continuità di allenamento vero e proprio. 
Dovevamo partire in due dalla Sardegna, anzi in tre con Maurizio; purtroppo Giorgio per impegni di lavoro ha dovuto rinunciare all’ultimo momento, Maurizio ha avuto problemi con il volo e mi sono ritrovato solo. A Bergamo ho incontrato molti degli altri partecipanti, si è fatto subito conoscenza e l’ambiente è stato subito amichevole. L’arrivo in Marocco e il trasferimento a Imi-n-ifri ha rafforzato le conoscenze ma, a pensarci adesso, tutto si stava svolgendo molto velocemente e i tempi erano giusti per preparare noi e allestire bici e carico per essere pronti l’indomani alle 6.00. La notte, mentre dormivamo, ci raggiunge Maurizio che per arrivare all’appuntamento ha dovuto prendere altri voli diversi, e puntuali alle 5.00 ci ritroviamo tutti per colazione e briefing e pronti per il via.
Si parte al buio con tante luci che illuminano la notte, tante voci, saluti, sorrisi, in bocca al lupo… poi il via urlato da Maurizio che arriva come un colpo di pistola! Una scia luminosa in movimento si allontana subito dal centro abitato e si perde nel buio della notte. Emozioni, pensieri, sensazioni riempiono il silenzio rotto solo dal rumore delle ruote sulla strada sterrata e dal respiro. Il tempo, quando sai che il percorso è lungo, non diventa un problema, pedalo per decine o centinaia di km ma so che devo concentrarmi sulla gestione delle energie, sul saperle spendere con criterio, sul saperle reintegrare con regolarità. Bere, mangiare durante la pedalata, fare quelle 2-3 fermate al giorno per dei pasti più completi, reintegrare le scorte e magari fare qualche ora di sonno. Tutto si doveva svolgere con questo schema ripetuto giorno per giorno, notte per notte, comunque da tarare di volta in volta in base alla stanchezza o alle necessità, non c’era il tempo di pensare al “tempo”, l’obiettivo, l’arrivo, era comunque troppo lontano! 
Pedalo un po’ in compagnia, un po’ da solo, cerco di tenere il mio ritmo con l’accortezza di non eccedere, non lasciarmi prendere dall’agonismo e non sprecare energie. Comunque tengo un bel passo.
Nei primi 140 km limito le fermate al minimo, giusto per l’acqua, ho con me delle buone scorte alimentari portate dalla Sardegna: 6 spianate sarde imbottite e sotto vuoto, un’infinità di barrette varie, crackers dolci, frutta secca, ecc., un po’ di peso ma non corro il rischio di morire di fame!
Siamo al pomeriggio del primo giorno, contrariamente alle previsioni inizia a piovigginare, poca roba ma duratura, la strada è già bagnata. Mi attrezzo di antipioggia e continuo. A circa 130 km la pioggia aumenta, passando in un villaggio mi sento chiamare. Erano Tiziano, Mirko e Dries che si erano riparati in un bar. Mi lascio convincere e mi fermo, mangio qualcosa e poco dopo smette. Si riparte. Dopo qualche km di salita, raggiungo Markus, lo supero e mi trovo al bivio “variante in caso di argilla”, pochi attimi, penso alla pioggia caduta=probabilità d’argilla, vado per la variante. Mai scelta fu così sbagliata, tra l’altro fui l’unico a prendere questo percorso . Circa 27 km, 1.000 m di dislivello e 3,5 h in più. Arrivo alla Gite d’etape de La Cathedral alle circa le 22.00 stanco e infreddolito. Trovo quasi tutti li tranne i primi 6 che si sono portati avanti, proprio come volevo fare io ma non ero in condizioni di proseguire. Prendo una stanza, mangio un fantastico tajne, dormo 2 h. Alla partenza verso mezzanotte e mezza, trovo Markus e Ilaria che si stanno preparando anche loro, decidiamo di partire assieme. Abbiamo un buon passo, le luci fendono il buio delle gole Issif Melloul o “gole delle scimmie”, anche la luce della luna piena ha difficoltà ad entrare all’interno delle pareti a picco. Il rumore del fiume sotto di noi ci accompagna come una colonna sonora e di quando in quando si chiacchiera. Sono 30 km di gole tutt’altro che banali. Continui saliscendi con pendenze importanti e fondo pietroso ci provano la resistenza. Alla fine un villaggio, sono circa le 5.30 del mattino ma è ancora buio. Markus riesce a svegliare il titolare di una gite d’etape che ci prepara (quasi) al volo due uova strapazzate e un pò di caffèlatte con biscotti, un lusso! E’ giorno ormai e ripartiamo. Una lunga ed estenuante salita in asfalto ci da il buongiorno. Markus ci saluta e va avanti, io proseguo assieme a Ilaria con la quale ormai abbiamo fatto conoscenza e si è creato un buon feeling, si pedala, si chiacchiera, si scherza, ci si conosce, il tempo non manca. Sono quei sodalizi che capitano per caso e alla fine risultano vincenti. Apprezzo subito la grinta e la determinazione che mostra Ilaria anche quando e stanca, non è la ragazza che pretende di essere aiutata o aspettata, insomma una “buona combattente” quindi penso possa essere una buona idea proseguire assieme. Ormai l’dea che mi ero fatto dopo “l’errore del variante dell’argilla” era di portare a termine gli 870 km nel tempo limite che mi è concesso dalla partenza dell’aereo (5 giorni e 6 h), avevo perso la “velleità agonistica” che “forse” avevo alla partenza e tutto sommato procedere in compagnia non era una cattiva idea. 
Si continuano a salire passi sino a 2.500 m ma anche discese veloci. Arrivati a Imilchil verso l’ora di pranzo, ci fermiamo presso una gite, abbiamo fame e dobbiamo rifornirci d’acqua. Un buontempone ci rincorre e gridando “Maurizio Doro!” ci blocca. Sulla fiducia entriamo e l’accoglienza è ottima. Ci porta subito pane, uova e acqua e mangiamo comodi. Mentre stiamo per partire arrivano Turbo (Norberto), Enrico, Dries e Paolo, questi incontri con il loro gruppo e poi anche con Alvise in zone “rifornimento ” e “pernottamento” si ripeterà sino all’arrivo. Noi dormivamo meno ma loro erano più veloci, quindi ci si incontrava sempre e spesso si facevano pezzi assieme.
Ci aspetta il passo più alto, quello del Col du Ouano che arriva a 2.950 m. Arriva la notte e il freddo, durante la salita ci si rincontra un bel gruppo tra i quali spunta anche Maurizio, che bella sorpresa. Arrivati in cima il freddo non permette di trattenersi troppo, ci si butta in discesa su un sentiero abbastanza impegnativo per circa 20 km. Si punta a una gite d’etape segnata a valle. Arrivati sul posto, non convinti della sistemazione, decidiamo di andare avanti ancora qualche altro km, confidando di poter trovare di meglio. Il freddo della notte e la stanchezza iniziano a demoralizzare gli animi, ormai siamo lontani e siamo scesi di quota, tornare indietro è impensabile, continuiamo ad andare avanti ma si vedono solo case e villaggi chiusi, nessun segno di vita. A un certo punto una voce nella notte, erano i nostri amici che ci indicavano di andare. Siamo circa una decina e tra noi c’è pure il comandante Maurizio Doro, invadiamo una sorta di stanza-museo dell’antiquariato anche con le bici. Da una parte dei tappeti e alcuni bassi tavolini indicano che li si mangia e si dorme, una lugubre stanza con la doccia ci permette anche di lavarci. Mangiamo le solite uova strapazzate con pane, una coca e andiamo a dormire. Sveglia alle 4.00 e colazione alle 4.30, Maurizio è partito molto prima. Partiamo anche noi in gruppo poi al solito ognuno prende il proprio passo.
Procediamo tranquilli, la strada è asfaltata e non presenta particolari pendenze. Siamo nella valle del fiume Dades e iniziano a vedersi le famose gole, la strada diventa un saliscendi con qualche pendenza fuori misura. Si vede che siamo in zona turistica, negozi e locali vari si susseguono lungo la strada e comitive di turisti scattano foto ai fantastici paesaggi delle gole. Con Ilaria ci fermiamo a fare qualche acquisto in uno dei tanti negozi, ripartiamo subito.
Arriviamo a Bolmane Dades, la città che segna il punto tra lungo e corto. Siamo a 450 km e senza neanche chiedercelo si gira in automatico verso il lungo. Entriamo adesso nell’altipiano vulcanico del Sarho e già da subito calpestiamo il deserto dalle pietre nere. Fuori città con Ilaria ci ritroviamo anche con Paolo, Turbo, Enrico, Dries e Alvise e pedaliamo assieme per qualche decina di km. All’ultimo villaggio prima di un lungo tratto senza civiltà, io e Ilaria ci facciamo ospitare da una ragazza che ci offre del pane. Gentilissima ci fa entrare in casa sua, dopo aver messo al sicuro le bici dalla curiosità di una miriade di bambini che ci avevano accolto, e all’interno, a dispetto delle apparenze, ci porta in una sala addobbata con tappeti, tovaglie ricamate; ci prepara da mangiare, ci fornisce dell’acqua, ci da del pane che portiamo con noi e infine l’immancabile tè alla menta. Conosciamo la sua famiglia, il suo bambino che si incuriosisce di questi strani ospiti. Non vuole niente, fatico a darle qualche dirham per riconoscenza alla sua gentilezza. Anche Ilaria è sorpresa da tanta semplicità e disponibilità di questa gente, povera ma dignitosa.
Riprendiamo il cammino c’è ancora un passo da fare e una lunga veloce e sassosa discesa. Nonostante il carico la mia full si è rivelata la scelta giusta in questi percorsi e soprattutto in discesa dove poteva esprimersi meglio. Arriviamo a un altipiano dove, come in diverse altre zone attraversate, stanno asfaltando le strade. Quelle che fino a poco prima erano piste stanno per trasformarsi in autostrade; per il Marocco un grande passo avanti per i collegamenti, per noi un po’ meno, ci tolgono l’avventura. 
Iniziano a farsi sentire i primi “fastidi” fisici legati allo stress dello stare tante ore in sella: al fondoschiena, Ilaria ha addirittura le piaghe, poi io alla pianta del piede, dovuto alla compressione sul pedale, e in particolare al ginocchio sx; riusciamo entrambi a gestire abbastanza bene il dolore…per ora.
Senza difficoltà arriviamo abbastanza presto alla cittadina di N’Kob. Il sole è tramontato da poco e dobbiamo trovare un post dove mangiare e riposare qualche ora. Chiediamo e ci indicano la Kasba Baha Baha (praticamente un hotel), entriamo ordiniamo da mangiare e intanto riusciamo a programmarci una doccia, un vero lusso. Purtroppo la doccia è risultata “poco affidabile” e riusciamo a stento a lavarci con l’acqua fredda e poca!
Mangiamo, qualche telefonata ai familiari aiutati dal wifi, un po’ di programmazione del le prossime mosse e riusciamo anche a dormire un paio d’ore in comodi letti. Prima di mezzanotte siamo già in piedi, riallestiamo il carico, un’oliata alla catena e siamo di nuovo sul percorso. Una decina di km d’asfalto ci fanno riprendere confidenza con la pedalata ma ben presto si ritorna sulle piste sassose. In questo tratto non c’erano punti d’appoggio o ripari per diverse decine di km, abbiamo fatto bene a mangiare e riposare qualche ora a N’Kob, stiamo abbastanza bene e si pedala tutta la notte. In una valle un WP sulla traccia indica un villaggio berbero, non riusciamo neppure a vederlo con le nostre luci, un villaggio fantasma! Ora si sale, e di brutto! Le pendenze e il fondo pietroso smosso ci costringono spesso ad andare a piedi ma la prendiamo con filosofia. Il freddo si sente e ce ne accorgiamo fermandoci a mangiare qualcosa e tirare il fiato; qualche minuto e bisogna rimettersi in marcia. Arriviamo a scollinare che inizia a vedersi qualcosa. Il sole non è ancora sorto, è il momento più freddo della giornata, dobbiamo stringere i denti finche non riesce riscaldarci ma passerà ancora qualche ora. Siamo vestiti a strati ma più di così non è possibile! 
Arriviamo col sole alla prima gite d’etape segnata in mezzo alle montagne. La speranza è che ci diano qualcosa da mangiare, magari un caffè caldo! Entrando nell’ampio cortile una sorpresa: Maurizio indaffarato a riparare una foratura, aveva dormito li e si apprestava a prepararsi per ripartire. Un urlo di gioia è partito da entrambi e subito si è unito anche quello di Ilaria; sembrava non ci vedessimo da qualche anno! Dopo i convenevoli e le foto di rito, chiediamo da mangiare e i soliti rifornimenti d’acqua. Anche qui le solite uova ma almeno ben condite con pomodori e cipolle! Alla fine ci tratteniamo più del dovuto e quando stiamo per andare via arriva il gruppo italo-belga. Il tempo di qualche altra foto, si saluta e si parte.
Il percorso è scorrevole e veloce e il tempo vola piacevolmente. Il primo villaggio è lontano e ci arriviamo con le scorte d’acqua limitate. Con difficoltà troviamo un piccolo negozio, prendiamo l’acqua, una coca cola, dei mandaranci e qualche altra cosa. Tira un bel vento e dalla piccola strada polverosa si alzano piccole trombe d’aria. Noi ci sediamo su un gradino, circondati dai bambini che, stranamente, non sono così invadenti. Tiriamo il nostro pane, si mangia qualcosa condito con la polvere che ci ricopre dappertutto. Siamo impolverati, doloranti, affamati ma sorridenti, nonostante tutto questa situazione non ci spaventa e anche la stanchezza o il sonno sia io che Ilaria gli sappiamo gestire abbastanza bene e quando, raramente, c’è un po’ di sconforto, ci si incoraggia l’un l’altro… tutto passa veloce. 
Attraversiamo la città di Kalaat M’Gouna, il vento è forte ma per ora è laterale e si sopporta. Prendiamo un bel passo cercando di contrastare il vento ma c’è poco da fare. Il gruppo Italo-Belga ci risupera salutandoci. Poco dopo lasciamo la città e svoltiamo su una pista che risale un piattone desertico sassoso, in lontananza si vedono le montagne, sembrano un miraggio. Il vento ci prende in pieno viso e progredire diventa veramente faticoso. Più di una volta perdiamo l’equilibrio e sembra che tutti gli elementi si sforzino per farci demordere. Pian piano le montagne si avvicinano e il vento si calma leggermente. Si sale e si sale sino a scollinare. Il vento ricompare in vetta che sferza i tralicci delle solite antenne, siamo stanchi e ci buttiamo subito in discesa sul versante opposto. In basso vediamo comparire la verde “Valle delle rose” famosa per la coltivazione appunto delle rose, utilizzate per la produzione di profumi. Cerchiamo una gite d’etape indicata nel percorso, la troviamo e come solito ritroviamo i nostri soliti amici con in più altri che arrivavano dal percorso corto. Tra questi c’è Sara, Sabrina, Francesca, Marco, Erwin, David… loro hanno un'altra filosofia, si stanno godendo il “viaggio”, restano in Marocco qualche giorno in più di noi e giustamente se la prendono con più calma. Paolo si stacca dal gruppo italo-belga e si unisce a loro, anche lui ha la partenza dell’aereo posticipata rispetto a noi. Mangiamo e Ilaria riesce anche a riposare un paio d’ore, io invece non sto bene, a parte i dolori al ginocchio e ai piedi, adesso ci si mette l’intestino. In pancia sembra di avere una centrale atomica e conosco bene i sintomi già sperimentati in altri Trail, sono i segnali di un bell’attacco di dissenteria. Ho tra i farmaci portati, delle bustine proprio per questi casi, non è la prima che prendo da quando sono partito ma adesso i sintomi non lasciano dubbi. Mentre Ilaria dorme io mi allontano dal villaggio per cercare un posto appartato dove trovare un minimo di privacy. Dopo sto un pò meglio. Ritorno e chiamo Ilaria, ci prepariamo e partiamo. Sono circa le 21.00. Durante la strada il freddo e la fatica fanno ritornare i sintomi e di li in poi sono diverse le mie “fermate obbligatorie”, con Ilaria che tra il freddo nell’aspettarmi e il pensiero che la cosa peggiori, inizia a preoccuparsi. Entriamo, con qualche difficoltà nel trovare il giusto percorso, nelle strette gole dell’ “Assif Eloati” e qui inizia una lunga ed estenuante camminata a piedi dentro il fiume per circa 5 km con qualche pediluvio fuori programma, cercando di seguire le esigue strisce di ciottoli che emergevano dall’acqua ma che per collegarle tra loro non sempre si riusciva a stare all’asciutto! Sono quasi le 2 di notte quando arriviamo al villaggio di Ait Khalifa che segna la fine dello “spintage”, entrambi stanchi e sempre con il forte vento che non ci dava tregua. Si decide di trovare qualcosa dove riposare. Le case sono chiuse e l’orario non è consono per bussare e chiedere asilo. Trovo una loggiato pulito e un po’ riparato dal vento all’interno del villaggio, è una moschea, purtroppo non c’è niente di meglio. So che verso le 5.00 il Muezzin lancia il suo Adhan,la chiamata rituale ai fedeli per la preghiera ma sino ad allora abbiamo qualche ora prima che ci scoprano. Tiro il materassino sgonfio e ci butto sopra il sacco a pelo, lo stesso fa Ilaria che è attrezzata con qualcosa di più tecnologico, un saccone in goretex dove mettere dentro il sacco a pelo, una sciccheria! Nascoste le bici alla vista, più o meno dormiamo. Alle 4.30 chiamo Ilaria e le ricordo che di li a poco poteva arrivare il Muezzin. Si sente un motorino fermarsi vicino, le luci della moschea si accendono e di li a poco il Bando del Muezzin ci fa alzare di soprassalto. In quel momento pensavo a come avrebbero reagito nel vederci buttati come barboni nella loro chiesa, potevano anche vederlo come un oltraggio alla loro religione, insomma meglio andare via quanto prima. Mentre mettevamo via i sacchi a pelo, un’ombra mi passa vicina, mi giro e sento una voce “salam aleik” e va via… per fortuna non se la sono presa!
Quel poco di riposo “scomodo” mi ha fatto comunque bene, i sintomi intestinali sembravano passati, e riprendiamo a pedalare spediti, anche perché il freddo intenso a quell’ora si poteva combattere solo col movimento. Iniziamo ad affrontare una pista che solcava vasti altipiani rotti da depressioni generate da piccoli impluvi (naturalmente secchi) che producevano continui saliscendi ciottolosi, ogni tanto qualche valle più profonda di un grosso fiume in secca generava ripide discese e pendenti salite, per fortuna mai troppo lunghe. Lungo le pareti argillose si scorgono delle piccole grotte circondate da muretti a secco, sono le abitazioni di pastori berberi trogloditi che vivono li, lontano dal mondo, con le loro famiglie, i loro bambini, praticamente autosufficienti. Sembra impossibile che esista qualcosa di simile nel 21° secolo!
Arriviamo finalmente in un villaggio dove intercettiamo di nuovo la strada asfaltata. Poco distante è segnalato un bar, dobbiamo mangiare qualcosa e ci serve dell’acqua, la fermata è d’obbligo. Oltre l’acqua non ha un granché da mangiare, neppure pane. Adocchiamo qualche scatoletta di tonno e di sgombri, il pane l’abbiamo noi, ci adattiamo. Dopo poco arrivano anche gli italo-belgi. Si chiacchiera e Ilaria si confida di avere una brutta piaga al fondoschiena con cui sta combattendo da alcuni giorni, male diffuso a chi pratica gare di endurance in bici. Enrico, da esperto veterinario, si offre subito di fargli una medicazione, la stessa che si è fatto lui con lo stesso problema e che gli aveva permesso di proseguire. Ilaria, superato l’imbarazzo iniziale, si fa convincere e, già dalle prime pedalate, sembra proprio che abbia funzionato. Ripartiamo, Ilaria sembra rinata, io un po’ meno. Al ritorno sullo sterrato riprendono i saliscendi ciottolosi, una vera tortura per gambe, sedere e… il mio ginocchio sinistro. Dopo l’ennesimo Oki (antidolorifico …) che non produce effetti, Ilaria mi propone un altro farmaco che aveva con lei “prendi questo che è più forte”, io, che stavo pedalando praticamente solo con l’altra gamba (quella col ginocchio dolorante si trascinava…), dopo un po’ accetto e di li a poco il miracolo si avvera, il dolore si attenua sensibilmente, riesco di nuovo a spingere bene, sant’Ilaria mi aveva salvato! 
Sull’altipiano desertico pietroso che attraversiamo un’inaspettata visione: è stato fatto un tentativo di irrigazione, attraverso una fitta canalizzazione e sono stati piantati filari infiniti di piante di fichi d’india. Purtroppo qualcosa non è andata per il verso giusto e i fichi d’india che vediamo sono ormai tutti secchi e morti. Finisce la tortura quando intercettiamo una strada asfaltata, di li a poco il villaggio di Ghassate e un invitante bar proprio a bordo strada. Ci sono anche i nostri amici e altri due biker stranieri con le loro bici e borsoni. Qui si mangia, naturalmente le solite uova ma in compenso c’è pure il pane, per le bibite invece niente da fare, finite, troviamo solo una bottiglia già iniziata di acqua tonica… ci accontentiamo! 
Ormai ci avviciniamo all’arrivo, mancano un centinaio di km e dovremmo trovare solo strade asfaltate. Ci sono però ancora tre picchi da superare uno a quota 1.900 m e due a circa 2.200 m e noi siamo appena a quota 1.400! Si sale. Avevamo l’obbiettivo di superare le prime due e arrivare a una Gite d’etape a 60 km dall’arrivo, mangiare, riposare un minimo e fare l’ultimo sprint. Arriva la notte mentre saliamo verso i 2.200. Fa freddo già in salita, ci immaginiamo in discesa. Ilaria è preoccupata, ha problemi con le luci e il gps, ha le batterie scariche, quelle marocchine comprate nei negozietti si sono rivelate inadatte alle potenze richieste dalla nostra tecnologia. Gli lascio la mia lampada a led da manubrio, io ho quella sul casco, il mio gps è sufficiente per entrambi, con me ho portato batterie che mi permetterebbero di fare un altro giro.
Siamo stanchi ma continuiamo lenti ma costanti. Metto della musica dallo smartphone a tutto volume, più di una volta ho usato questo stratagemma per distrarmi dalla fatica o aiutarmi a stare sveglio. Le canzoni di Nina Zilli, con un bel sound anni ’60, ci accompagnano nella notte, così come era successo 4 anni fa in Patagonia; il sistema funziona e si sale canticchiando. La discesa è su una strada asfaltata ma totalmente devastata dalle frane, questa volta non si scende “a tutta”, dobbiamo fare attenzione ai tratti franati molto pericolosi al buio e al freddo, che ci tortura e aumenta con la velocità. Arriviamo alla Gite d’etape verso le 19.00 e troviamo gli amici Enrico, Turbo e Dries e che già stanno mangiando. Loro hanno già prenotato la colazione alle 4.30, partenza verso le 5.00. Ci consultiamo con Ilaria e visto che non dobbiamo battere nessuno, ne tantomeno vincere nessun record ma entrambi vogliamo arrivare e finire nei tempi questa avventura e visto che 60 km si possono fare in 4/5h, decidiamo di concederci questo ultimo “lusso” anche noi. Doccia calda, ci mettiamo comodi, mangiamo bene, stavolta tajne di pollo, cuscus e l’immancabile tè alla menta, e abbiamo un materasso con lenzuola e coperte. Il titolare ci avvisa che uno di noi è stato visto passare sulla strada sotto e a tirato dritto. Era Alvise che non ha fatto tappa e alla Gite e si è fatto gli ultimi 60 km durante la notte, grandissimo! Si coricano tutti, io stranamente ancora non ho sonno e non sento la stanchezza, sembro quasi drogato dal pensiero che questa avventura volge al termine. Resto a scambiare due parole col titolare col mio scalcinato francese, una persona in gamba e curiosa, con le idee chiare, una guida che vuole sviluppare col turismo un’attività imprenditoriale, coinvolgendo anche moglie e figlia che sono andate a formarsi in Europa. 
Vado a dormire ma alle 3.00 sono già sveglio, vado in bagno e trovo Ilaria in piedi che si è alzata per non so cosa… gli consiglio di riposare, è ancora presto, gli dico. Probabilmente entrambi saremo voluti ripartire subito, l’adrenalina di arrivare era più forte della stanchezza ma ormai avevamo preso questa decisione. Io non ho più sonno, vado in bagno, mi faccio la barba che non facevo dalla partenza, e mi rimetto a letto. Mi accorgo che nella notte sono arrivati altri due belgi, Tim e Tom, dormono, con loro non ci siamo mai incontrati, evidentemente erano poco dietro noi.
Alle 4.30 siamo un bel gruppetto che fa colazione. Alle 5.30 partiamo tutti assieme ma ben presto si riformano i gruppi “originali”: noi, il trio italo-belga e la coppia belga. L’ultima salita, benché lunga, si rivela abbastanza regolare e continua, senza grandi pendenze, permettendoci di avere un buon passo. Dopo qualche decina di km il trio italo-belga prende il suo passo, più veloce del nostro, e dopo lo scollinamento a quota 2.200 nella discesa ci superano anche il duo Belga, noi non ci mettiamo problemi, non dovevamo arrivare prima di nessuno, altrimenti saremo partiti prima, con tutta tranquillità procediamo al nostro passo. Ormai siamo a 20 km dall’arrivo, siamo in anticipo, il tempo c’è e non dovrebbero esserci sorprese. Invece, poco dopo alla mia bici inizia a saltare la catena, è come se di colpo si fossero consumati i componenti della trasmissione. Cambio marcia, cambio corona ma niente da fare, non riesco quasi a pedalare. Mi fermo, controllo, sembra tutto apposto. Provo a correggere l’allineamento tirando il cavetto col registro … funziona! Forse si era allentata la vite del cambio che blocca il cavetto, comunque ora va. Solo dopo il mio rientro in Sardegna, lavando la bici mi accorgo che il cavetto è quasi troncato, sono rimasti solo due esili fili d’acciaio che fortunatamente hanno resistito sino alla fine!
Un’ultima velocissima discesa e alle 9.25 del 12 novembre, dopo 5 giorni 3h 25’, io e Ilaria arriviamo con le braccia alzate e unite al quartier generale, punto di partenza e arrivo del Naturaid Marocco 2017. Un gruppo di amici ci attende urlando e noi arriviamo con il sorriso e la felicità di chi sa di aver raggiunto l’obbiettivo tanto sognato. Essere Finisher in questo Trail equivale ad una grande vittoria personale, quasi una prova di sopravvivenza che lascia il segno e dopo ti trovi in qualche modo cambiato, diverso. 
Arriva anche Maurizio, ci abbracciamo con lui e con Ilaria, è stato un momento emozionante.
Con Ilaria ci siamo trovati per caso ma c’è stato un ottimo feeling da subito, difficile trovare una atleta con tanta determinazione e capacità di adattamento, oltre che una grande sensibilità, una persona, una donna, fuori dal comune.
Maurizio ha realizzato un capolavoro, il Naturaid è un tracciato che ti conduce nelle viscere del Marocco, a contatto del dignitoso popolo berbero, della sua cultura e delle sue tradizioni; il Naturaid ti mette alla prova il carattere, la forza, la volontà, l’intelligenza, le tue capacità di sapertela cavare senza aiuti, di adattarti a ciò che trovi, di capire quanto puoi osare o quanto devi limitarti per gestire le energie; durante il Naturaid devi saper sopportare i momenti di sconforto, il dolore, il caldo e il freddo, a volte la fame e la sete, la solitudine … e andare avanti. 
Il Naturaid è una palestra di vita!


ILARIA BALZAROTTI

.."basta così "..non risale a molto tempo fa questo tatuaggio ..può voler dire molte cose ..la scritta ,l'aquila,la rosa .,ovvio che per me ognuna di queste ha un suo significato..non ho mai fatto tatuaggi per moda ma solo perché volevo che alcuni momenti della mia vita belli o brutti restassero impressi sulla mia pelle per ricordarmi quella che sono e quella che ero ..é strano per me sentirmi definire in questi giorni, da poco rientrata dal Marocco, come una donna "forte e determinata" perché in realtà sono sempre stata molto fragile e insicura ,timorosa del giudizio delle persone ,incapace di farsi scivolare addosso le cattiverie e più brava ad auto infliggermi "punizioni " piuttosto che affrontare la realtà ..una vita in bilico ..mai in equilibrio...nemmeno la mia piccola é stata capace di placare quella
mia strana irrequietezza e desiderio di scoprire ..di mettermi alla prova ..forse per dimostrare che posso farcela ..che posso sconfiggere il mio peggior nemico : "me stessa "..trovarmi senza certezze per capire che di certezze nella vita non ce ne sono e che esiste solo una strada da percorrere ,quella che magari non ci piace ..in pianura quando vorremmo la salita ..in discesa quando invece vorremmo un saliscendi per movimentarla un po...troppo sconnessa quando magari siamo già abbastanza affaticati e doloranti per percorrerla ..troppo illuminata mentre noi avremmo bisogno solo di buio per rifugiarci un po ..troppo deserta quando ci sentiamo già abbastanza soli e troppo affollata quando l'unico nostro desidero é avere silenzio intorno ..ecco perché sono partita per il mio Naturaid Maurizio Doro Naturaider per cercare la mia strada da percorrere lontano dalla mia vita di tutti giorni ..per sconfiggere le mie paure ,per cercare di essere una donna e mamma piu forte ..per accettare i miei limiti ..avevo bisogno di allontanarmi per conoscermi veramente e apprezzarmi un po ..il destino quella sera Mauri ti ha portato sul mio percorso proprio quando le mie energie stavano scomparendo e faticavo a capire il perché mi trovassi li in quel "rifugio" infreddolita ,con occhi gonfi ,tutta sporca,affamata e con i muscoli doloranti ..non ricordo bene cosa tu mi abbia detto ma mi é bastato il tuo sorriso e il tuo sguardo..sembravano dirmi "..é tutto normale..avere paura é normale ! ..ora ricordo ..mi dicesti "pensi che io non ne abbia mai avuta di paura ?.".il Naturaid mi ha aiutata ad essere un po meno severa con me stessa, a credere si potercela fare anche da sola ..poi quello che veramente é accaduto li solo il mio cuore puó sentirlo e non sempre esistono parole per esprimerlo..sono tanti piccoli diamanti racchiusi in uno scrigno che io custodirò gelosamente e che un giorno regalerò alla mia bambina..quando sarà il momento giusto ..notte Naturaider


MARCO PETTENA

ammira, ascolta, annusa e goditi ogni istante.... emozionati!
circa 700 kmdi lento pedalare lungo le piste dell'Alto Atlante, un'inesorabile avanzare immersi in un ambiente sconosciuto.... difficile trasmettere quanto provato!
Sudore e fatica, gioia e meraviglia, freddo e vento, caldo e polvere da seccare le mucose e far sanguinare il naso, lunghe piste in deserti rocciosi a 1500 e scollinamenti a ridosso dei 3000, sorrisi e pianti dei bambini nei villaggi fatti di fango, albe e tramonti, profumi di piante e spezie e odore ripugnante di una carcassa animale, comodi sofa su cui mangiare e riposarsi e polverosi e sporchi pavimenti su cui dormire qualche ora, docce di fortuna o ruscelli gelati per rinfrescarsi e togliersi la polvere di dosso, mani e pane come posate naturali pronte a rifocillarci con inaudita ingordigia, anche fosse semplicemente una delle innumerevoli, preziose e providenziali frittate berbere.
L'animo è segnato, lo spirito appagato.... ora restano i ricordi e la difficoltà di rientrare nel quotidiano.... si è e si resta stregati!!!


GIORGIO MUSSEU MURARI

Oggi si chiude il cerchio Naturaid, anch'io faccio parte della grande famiglia.
Marocco Impossibile mi ha battezzato :)
Rafforzata la grande amicizia con Maurizio Doro Naturaider
Voglio in poche righe riassumere il mio percorso e credo un pò di tutti i Naturaid presenti.
Qui si sa che l'ultimo dei problemi forse è pedalare, l'ambiente è quasi privo di ogni servizio abituale, poca vita e di conseguenza lunghi tratti abbondonati alla nostra capacità di crescita, di gestirci.
Escursioni termiche notevoli, cibo, acqua scarse, deserti e lunghe salite sfiancavano non poco, il vento prosciugava e tratti a spinta ( circa una ventina di km) ciliegina sulla torta un passaggio di 10 km lungo un ruscello a spinta....una bellezza unica per chi l'ha fatto di giorno, sole e 30 gradi un bel test per chi come me è passato in piene notte a pochi gradi per un paio d'orette immersi dentro l'acqua gelida !!!
Sai benissimo che un banale problema da noi qua può essere un grande problema !!!
E poi i numeri parlano chiaro...sempre naso all'insù con i suoi 860 km e 18.500 metri di dislivello.
Il Marocco però ha una grande anima, il suo popolo berbero conosce l'ospitalità e l'amore, dove la povertà regna si respira fratellanza e semplicità, sono stato ospitato e rifocillato, con un gran sorriso e ringraziandomi per il mio passaggio da casa sua....sono stati momenti unici, il mio credo rafforzato e pedalato con loro nel cuore. 
Che dire grazie a fratello Maurizio, e un grande abbraccio a tutti i naturaid presenti, un immenso applauso alle super naturaid donne che con tenacia hanno portato a termine questa grande impresa....alla prossima fratelli, chissà dove e quando ma ci sarà.....auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-


FRANCESCA PATTI

Ore 6.00, partenza. Siamo una trentina, per i primi chilometri rimaniamo quasi tutti vicini, poi subito si crea la separazione tra chi vuole mettersi in gioco e finire il prima possibile e chi invece vuole viaggiare e lasciarsi incantare e affascinare dal vero Marocco. Sappiamo tutti che non sarà facile, ma la realtà va oltre ogni immaginazione. Abbiamo pedalato per quasi 6 giorni tra alte montagne e strade polverose, dovendo fare i conti con sbalzi termici notevoli (da 2-3 gradi a 25 nel giro di due ore), con la continua ansia di trovare acqua potabile e cibo, con la paura di non riuscire a gestire tanti km in condizioni così estreme. Ci accorgiamo subito che non troveremo niente di quello a cui siamo abituati, e che dovremo adattarci. Poi la cosa più sospendente: i berberi, gente poverissima e fiera, gente che fa dell’ospitalità una questione di onore, gente che si toglie il poco che ha per darlo a chi in quel momento ha meno di loro. Siamo stati ospitati, rifocillati e coccolati da pastori al limite della sopravvivenza, persone per cui le cose che consideriamo basilari sono un lusso inimmaginabile. Senza luce, nè acqua corrente si fanno in quattro per farci sentire come di famiglia. Basta fermarsi al bordo della strada che si avvicinano per chiederci di andare a casa loro, senza voler nulla in cambio perchè sono loro ad averci invitato.
Poi è la volta del deserto sassoso... un viaggio estenuante per km e km, con vento contro e la polvere che entra ovunque. Ci sentiamo soli e piccoli in quella vastità piatta e senza fine. 
È stata l’esperienza più coinvolgente e stravolgente che altro abbiamo mai provato. 
Un viaggio che ci ha lasciato diversi, più consapevoli di quanto l’avere sia meno importante dell’essere...

Il Marocco che non ti aspetti

Di ritorno dal Marocco, Erwin Cipriano e Francesca Patti, civitavecchiesi di adozione ed esperti di bike trails senza supporto, ci raccontano la loro avventura, il Naturaid Marocco Impossible

CIVITAVECCHIA - Di ritorno dal Marocco, Erwin Cipriano e Francesca Patti, civitavecchiesi di adozione ed esperti di bike trails senza supporto, ci raccontano la loro avventura, il Naturaid Marocco Impossible.

"Fare un Trail senza supporto, innanzitutto vuol dire caricare la bicicletta di tutto il necessario, caricare sul gps una traccia che chi ha organizzato il trail vuole che si percorra e partire. Questa volta il nostro percorso si snodava sulle montagne dell’Alto Atlante marocchino e il deserto del Saghro, per un totale di 680 km. In questo tipo di eventi non esiste un tempo limite, se non quello che ognuno si pone (ad esempio nel nostro caso il volo aereo prenotato) e non esiste nessun supporto dall’organizzazione quindi bisogna essere autosufficienti sia per dormire che per mangiare. E fin qui la parte tecnica. Partiamo in 30 il 6 novembre alle 6,00 della mattina, ognuno seguirà il suo passo, ognuno sceglierà il suo ritmo di viaggio: c’è chi cercherà di finirlo nel minor tempo possibile e chi, come noi, decide di gustarsi questa terra così sconosciuta.

Sapevamo che non sarebbe stato facile: il percorso abbastanza scorrevole ma comunque di montagna (abbiamo toccato diverse volte cime tra i 2500 e i 3000 metri) ha messo alla prova le gambe anche più allenate. La difficoltà nel reperire acqua potabile e cibo si è fatta subito sentire nel primo giorno, e ci siamo resi conto che tutto sarebbe stato molto più difficile, oltre ogni nostra previsione.

Poi la sorpresa… quello che ci farà ricordare questo trail per sempre: i berberi. Popolazione di pastori poverissimi, coi loro villaggi montani fatti di argilla e paglia, dello stesso identico colore delle montagne, dove l’acqua corrente e il gas sono un miraggio, dove la luce elettrica, quando c’è, non è per 24h, dove il ritmo delle giornate è scandito dal sorgere e tramontare del sole, dove le strade spesso sono una nuvola di polvere, dove i bambini scalzi chiedono caramelle e penne. I berberi sono stati la nostra sicurezza,  fieri e dall’ospitalità senza eguali ci hanno sfamato, fatto dormire e coccolato in un modo che andava e va oltre la nostra idea di accoglienza. Bastava che ci vedessero fermi e ci offrivano la loro casa, i loro morbidi tappeti su cui dormire, spesso la loro cena, onorati di poterla dividere con noi. In quel momento loro, poveri di tutto, stavano dando a noi, loro ospiti, tutto il loro essere, facendoci sentire al sicuro.

Una sensazione che non ci abbandonerà mai più… dal primo incontro il nostro viaggio è trascorso più sereno, sapevamo che ogni porta bussata sarebbe stata aperta da qualcuno che non si sarebbe posto il problema di avere sconosciuti in casa, ma sapeva che avrebbe avuto degli ospiti da trattare come familiari.

Alla fine del viaggio, dopo 5 giorni e 10 ore, ognuno di noi sapeva che avrebbe lasciato un pezzo di cuore in quelle terre, ma che avrebbe portato via qualcosa che rimarrà sempre. Come in un album fotografico ci sono delle istantanee che racchiudono l’essenza di questa nostra avventura: il tramonto sulle rosse montagne della Valle delle Rose, gli strapiombi vertiginosi su microscopici fiumi, i villaggi di argilla e paglia, il rumore delle pietre che le donne usano per lavare i panni nei fiumi, il profumo delle mele, gli occhi dei bambini guardiani di capre a 3000 mt, il suono di un flauto nel silenzio delle montagne, la sterminata distesa del deserto dove ogni riferimento finisce con la sottile linea dell’orizzonte.

Mai avremo pensato che questa terra entrasse dentro di noi con tanta dirompenza, che si insinuasse dentro ogni nostra piega come la polvere che per giorni ci ha accompagnato, che ci facesse pensare a quanto noi abbiamo e a quanto noi diamo, che un popolo così povero ci donasse il poco aveva perché in quel momento noi eravamo più poveri di loro, un popolo che ci facesse ricordare in modo così profondo quanto sia più importante essere che avere”. 


ALVISE AMAN CEDOLINI

l mio Marocco Naturaid Extreme...ovvero 870 km. con 18000 mt d+ dove l'unica sicurezza è che non ci sono sicurezze.
Raccontare tutto è impossibile perciò mi limiterò a qualche sprazzo...Io ero partito per fare il percorso più corto perché obbiettivamente stare dentro 5gg. e 6 ore con il lungo mi sembrava assolutamente impossibile.
Una volta partiti mi sono trovato con il gruppetto di testa nell'oscurita della mattina dove piano piano le prime luci dell'alba iniziavano ad illuminare la via.
Mi sono trovato a pedalare con Ilaria Balzarotti che conoscevo solo per Facebook e sapevo essere forte, ho fatto fatica capirla come persona, era chiusa quasi ermetica e dopo un paio di battute per fare amicizia ci ho rinunciato. (Ora siamo amici però:)
Lei è stata quella che mi ha instillato ed ha tirato fuori il mio spirito competitivo, quello che non si arrende, quello che vuole farcela ed è così che l'obbiettivo è diventato il lungo con i suoi 870 km ed oltre 18000 mt di dislivello!
Dopo 163 km e 4000 mt d+ ci siamo trovati in una manciata di Naturaiders alla prima Gite per mangiare qualcosa e dormire qualche ora...I primi giochi si stavano compiendo, c'era chi era già passato via,3 o 4 tra qui il grandeGiorgio Musseu Murarie Silvio. C'era chi dopo aver mangiato qualcosa proseguiva per fare qualche km in più... 
Il secondo giorno alle 4 ero già in bici con David Ferri Ilaria era già partita alle 2 circa con Antonio Marino tra le braccia della notte. 
Alle prime luci troviamo un posto per fare colazione, Davide da segni di cedimento dovuti anche ad una bici poco adatta, ci passano Enrico Morvillo, Norimberto ed il Driss Slim..ci aspetta una lunga salita, sento che Davide mi abbassa l'energia parlandomi di ritiro e preferisco allungare cercando di prendere il trio passato da poco. Sto bene, spingo e piano piano li prendo... Pernottiamo insieme e ripartiamo insieme ancora nell'oscurità il giorno dopo. Vanno forte e finche posso gli sto a ruota, il percorso è lungo vario e meraviglioso, ci perdiamo e ci ritroviamo. Mi ritrovo a pedalare ancora con Ilaria e Antonio, conosco anche Paolo Bartoluccigrande gamba con la sua fat, che fa gruppo con noi....
L'indomani partiamo io, Enrico,Norimberto Paolo ed il belga, si viaggia veloci nella notte prima dell'alba sfruttando quel poco di asfalto che c'è prima di addentrarci nelle montagne...presto mi trovo solo ma la magia dell'alba con le sue luci che illuminano lentamente le montagne mi assorbe e mi fermo in continuazione a fotografare e contemplare la bellezza ed il silenzio...assaporo lo stato di solitudine.
Un dolore al muscolo della gamba destra che già avevo sentito il giorno prima inizia a farsi insopportabile quasi da non permettermi di pedalare, le salite più impegnative le faccio a piedi, stringo i denti ma manca ancora talmente tanto che...mi faccio qualche domanda...
Alla notte il belga mi fa sapere dove sono fermi per la notte, li raggiungo ed...è festa.
Sono stanco,finito, infreddolito ma a mia sorpresa trovo una tavolata già imbandita con un sacco di amici che hanno deciso di tagliare per il corto,Francesca PattiErwin Cipriano Sara Falcone Pirovano Sabrina,Davide...che bello ritrovarsi!! Paolo decide di unirsi l'indomani a loro, mi domandano anche a me di continuare con loro in tranquillità, ci penso un secondo soltanto...mancano 200 km e ancora tanto dislivello ma ho faticato troppo fino ad ora per mollare il mio sogno! Alle 5 sono di nuovo in bici con Enrico il belga e Turbo che presto scompaiono sul letto del fiume dove solo trovare la Via è un'impresa ardua, Ilaria e Antonio so' dopo aver dormito un paio d'ore erano partiti verso le 10 di sera continuando a pedalare durante la notte emi domando come abbiano fatto ad uscire da quell'inferno illuminati solo dalle torce!! 
Ne esco dopo qualche ora attraversando più volte l'acqua, portandomi di peso la bici su passaggi impossibili e pericolosi...Mi fermo per riprendermi, mangio qualcosa, faccio il pieno d'acqua, so' che sono da solo e lo sarò fino all'arrivo, dietro non ho nessuno e davanti sono andati e immagino che tutti puntano ad arrivare facendo un no stop.
Pedalo e pedalo e pedalo, vengo a sapere che Ilaria e Antonio sono qualche km più avanti di me mentre io pensavo che fossero oramai quasi arrivati, vorrei prenderli ma non ce la faccio più, il dolore alla gamba mi è insopportabile e si è pure aggiunto una fitta alla schiena. 
Mi fermo in una casa di berberi, mi distendo a fatica cercando di riposare il corpo, mangio un'omelette con del tè e chiudo gli occhi per mezz'ora. Sono le 17.30 la famiglia mi chiede se voglio fermarmi a dormire ma è troppo presto e forse non voglio essere di meno di chi mi precede, prendo un antiffiamatorio, mi vesto per la notte che presto arriverà e parto. Sento di avere nuova energia ed affronto le infinite ed estenuanti salite con vigore, nella notte finalmente vedo in alto ai tornanti 2 luci di bici...sono sicuramente l'Ilaria e Antonio mi dico. Pedalo ancora più forte per prenderli così da avere compagnia ed andare insieme al traguardo anche se è ancora molto lontano ma...niente, le luci spariscono.
Arrivo a Demnate alle 3 di mattina esausto e infreddolito e affamato desideroso solamente di un letto caldo e magari una doccia bollente ma...non trovo nessuno ed è tutto chiuso.
Batto alla porta più volte ma...nulla.
Non so che fare, è freddo ed io sono esausto.
Giro attorno al Gite e trovo un portico un pò riparato, tiro fuori il sacco a pelo estivo il materassino e mi infilo dentro vestito tale e quale, ho freddo e sento la disperazione salire ma cerco di dominarla.
Alle 7 mi alzo e ritorno alla porta del Gite dove finalmente trovo delle facce amiche e calorose tra qui Maurizio Doro e apprendo con stupore che tutti quelli che erano davanti di me dovevano ancora arrivare!!! Sento di aver fatto qualcosa di grande in 4gg e 21 ore!!!
Grazie!!!!!
Considerazioni: Questa è stata un'esperienza Unica e impensabile che sento avermi toccato nel profondo.
Ho ricevuto dei sinceri complimenti davvero lusinghieri che mi hanno scaldato il Cuore e fatto capire quanto valgo, a queste persone dico GRAZIE.
Ho ascoltato, condiviso e vissuto con persone belle e diverse con i loro pregi e difetti che porto a casa con me.
Voglio ringraziare soprattutto Maurizio Doro Naturaider una persona veramente speciale, una forza della Natura sempre sorridente, entusiasta e positivo con un Cuore che vince sulla mente.
Cin Cin e....a presto!

Dedicata ai miei amici Naturaider...

~ Pedalo ascoltando la voce del vento, odoro il profumo dei campi, lo sguardo spazia, il cuore batte forte, i chilometri scorrono e scandiscono il tempo....
~ Il Tempo, l'Amore, la Vita la chiusura di un cerchio perfetto e allora la consapevolezza di essere arrivati all'inizio del nostro
cammino.…~
~ Alvise Aman Cedolini ~ febb.2002


ENRICO AZZOLINI

Il mio Naturaid Marocco impossible: qualche mese fa scopro di questo giro e colgo l'occasione tanto attesa di vedere terre affascinanti e sconosciute quindi mi butto mi iscrivo al Naturaid Marocco di Maurizio doro, il mio obbiettivo è chiudere il trail in 6 giorni e nello stesso tempo non pedalare troppe ore la notte per poter vedere il paese e assaporarne tutti gli aspetti. Primo pomeriggio atterriamo e subito c'è la partenza verso il punto da cui partirà la "gara" ( per alcuni lo è per altri no se non con se stessi) faccio alcune chiamate e poi subito mi rendo conto di aver terminato il traffico telefonico arrivati al hotel mi si attiva Wi-Fi e un messaggio della morosa come una doccia gelata mi comunica della disgrazia :il padre di lei prematuramente è scomparso , cerco in qualche modo di supportarla ma da qui non si può fare gran che anche lei cerca di non farmi pesare troppo l 'accaduto Vivo in un limbo cerco di sfogarmi con qualcuno ma non trovo parole di conforto da nessuno ognuno giustamente è concentrato su se stesso, nonostante la situazione decidiamo che devo andare comunque partenza ore 6 tutti con il morale alle stelle io cerco di non pensare, si parte dopo pochi km appare l'alba in una valle suggestiva la prima alba di questo trail rimango indietro per filmare l'evento è improvvisamente scoppio in lacrime penso a lei a casa da sola col padre appena deceduto penso che dopo tanta attesa qualcosa sta per rovinare tutto sono veramente triste..improvvisamente la mia mente reagisce e cerca una soluzione , c'è sempre una soluzione , dedicare il trail a Mischa e trasformare il dolore in energia e così mi tiro un po' su e comincio il mio trail.. sono indietro e aumento per raggiungere alcuni ragazzi li raggiungo ma comunque decido di continuare a pedalare da solo per trovare la mia dimensione il mio ritmo li precedo di poco così da avere qualcuno dietro la salita è lunga e costante non sembrerebbe difficile ma non ci sono abituato da noi salite corte e sali scendi continui qui praticamente si sale anche per 30 km esce il caldo e mi comincia a scarseggiare l'acqua passiamo solo villaggi dove non c'è nulla non c'è un marchet solo case di contadini .. subito utilizzo il depuratore d'acqua prendendola da un ruscello sperando che la depuri bene.. i primi 100 km per me sono durissimi , 2000 m di dislivello in questo modo mi spaccano le gambe non capisco perché sarà l 'altitudine il sole la polvere che si mangia i pensieri, penso continuamente a casa.. non so.. so che sono cotto... sono passate 5/6 ore e trovo i ragazzi e facciamo una sosta mangio mezzo panino col prosciutto crudo rimasto dal giorno prima che mi riporta un po' alla mia terra verso sera mi sembra di riprendermi non ci avrei scommesso ci manca un picco un passo a 2700 m di altezza mi sono ripreso e comincio a pedalare verso le vetta e verso il buio e freddo della notte da solo con gli altri dietro che mi danno una sicurezza.. arriviamo al rifugio verso le 7 di sera sembrano le 2 di notte volendo si potrebbe ripartire visto che sarebbe discesa ma il il freddo è uno dei miei obbiettivi mi dice di fermarmi 130 km 3700 di dsl+ sono comunque soddisfatto. La partenza del mattino ci conferma la decisione giusta presa lo spettacolo è affascinante il mio obbiettivo è scendere in fondo è trovare un Wi-Fi per chiamare la morosa visto che ho il telefono che non funziona e posso mandare solo alcuni messaggi con il satellitare che per fortuna ho acquistato per sicurezza lo spettacolo è fantastico la giornata prosegue pedalando i bambini nei villaggi con la loro simpatia ti danno la carica , altri 120/130 km con 3500 dsl+ ancora la mia mente non è serena pensando a lei e trovando poco per comunicare il terzo giorno risulta più " semplice" ma arrivo a sera stanco fisicamente ed emotivamente nelle notti mi sveglio e fatico a riaddormentarmi non sono a posto siamo vicini al bivio del percorso corto e sono più propenso a fare i 670 km invece dei 850 la sera finalmente troviamo una struttura con internet e finalmente dopo 3 gg riesco a parlare con la morosa e gli amici vado a letto col pensiero di prendere per il corto nella notte però mi sveglio e penso che non posso rinunciare devo lottare sono qui e devo assolutamente reagire e al mattino parlo con Sabrina e le dico andiamo ,vengo ,saremo rimasti solo io e lei gli altri per questioni di tempo fanno il corto , ho parlato con Tania l'ho sentita tranquilla l'ho avvisata che avrei continuato con Sabrina e lei mi ha sostenuto in pieno questo mi da energia e consapevolezza , sicurezza nel rapporto tra me e lei .. 25 km facili facili ma qualcosa non va ,sosta a boulmame cittadina sporca e poverosa ma almeno c'è una farmacia .. purtroppo mi rendo conto che ho qualcosa di più che solo stanchezza un po' di febbre e dissenteria mi fanno desistere dal continuare saluto gli altri che ripartono e subito penso a un giorno di stop rivelatosi poi non sufficente e decido di abbandonare il trail attraversare di nuovo quelle montagne nelle condizioni in cui sono non ha senso .. passo i miei ultimi giorni tra kaalat e marraches comunque una esperienza positiva fin che ho potuto non ho mai mollato ho incontrato una popolazione quella berbera molto disponibile e accogliente sono soddisfatto di questa avventura e di ogni mia decisione ho pedalato con gente vera , è stato un piacere conoscervi Marcello Ildebrando PirovanoMarco David Sabatini Erwin Francesca Sara Alvise ci vediamo al prossimo trail


AVEVO BISOGNO DI UN POTENTE CALDO ABBRACCIO: IL VOSTRO

Sono oramai passati diversi giorni, …. è terminato il Naturaid Marocco Impossible 2017, …..ma non il “Naturaid”, quello è un sogno che continua sempre, va coltivato e lo si può realizzare tutti i giorni, è “l’Esplorazione Personale”.
Dire bell’evento sembra essere troppo riduttivo, grande esperienza per tutti, sembra essere troppo generale.
Ognuno ha fatto il suo viaggio-esplorazione-ricerca, la sua avventura, ognuno ha saputo valutare la propria prestazione ed ha saputo giustamente premiarsi, tenendo conto del proprio sincero e intimo giudizio.

Sfortuna, bravura, capacità, coraggio, sincerità, onestà, correttezza, serenità.

Naturaid non è trasformazione dei propri valori perché siamo nell’evento, ma è la continuità del nostro essere nella vita. E’ un piccolo tassello della grande piramide e il sogno è raggiungere la cima o cercare di vederla.

Appena terminato il Naturaid Marocco Impossible avevo pensato di scrivere subito un lungo comunicato riguardante “la gara”, ma ho cambiato idea immediatamente e scrivo questo dopo diversi giorni.
Voglio parlare di me per salutare e ringraziare tutti.

Era proprio cominciata in salita questa avventura, volevo fare una cosa nuova, diversa, unica. Nella mia vita non mi è mai piaciuto vincere facile,… troppo stupido e troppo poco gratificante personalmente.
Dal 2008 che avevo smesso, dopo 5 edizioni, di organizzare il Naturaid in Marocco, avevo perso gli stimoli, quelli veri per cui io non riuscivo più a dare quella carica e motivazione a chi cercava nuove vie ed emozioni personali.
La mia personale sfida comincia nel 2004, il primo Naturaid Marocco No Stop e poi via di seguito altri 4, ve li ricordate?. Ogni anno un percorso nuovo, fatto di difficoltà, di imprevisti.
Disfavo tutto il lavoro precedente e ogni anno tutto da rifare, piste, CP, road book, villaggi, famiglie, genti, tutto nuovo, tutto da conoscere…
L’incertezza mi piaceva, mi divertiva cercare situazioni nuove.
Perchè non ripetere sempre lo stesso percorso, collaudarlo e ripeterlo per non sbagliare mai e far vedere che il “gioco” era perfetto?.
Far vedere che io ero un bravo organizzatore?
No!
Naturaid è! Deve essere una scuola personale per far crescere e cercare sempre di far conoscere l’oltre.
Non c’è un “maestro” del Naturaid, quello è dentro in ognuno di noi. Basta ascoltarlo, liberarlo, aiutarlo a correre.
Rifare sempre le stesse cose sicure? 
Per essere sicuri di non crescere?
Per essere sicuri di non fare esperienza?
No!
Arrivare alla fine perché erano forti e sicure le certezze e pensare di essere “arrivati”?
No!
Troppo misero!
Noi Naturaider non siamo ancora arrivati e chissà se mai arriveremo; ogni passaggio nuovo serve per cercare di raggiungere, per crescere nella consapevolezza che si può sbagliare, che si può fallire, ma serve per scoprire, per conoscere, per meravigliarsi, …… per emozionarsi.

Il lemma è nostro: PIANO PIANO SI ARRIVA ALLA META.

I dubbi entrano ed escono dalla mia testa i giorni prima della partenza, c’è una certa tensione…
Ho ripreso per mano il Naturaid e lo sto accompagnando, dopo quasi 10 anni, ad un nuovo esame.
Sarà preparato?
Sarò io preparato per accettare un qualsiasi verdetto finale?
Naturaid è forse un’utopia, un sogno apparentemente a portata di mano che forse non realizzerò mai, è come un portafortuna, intoccabile e da conservare bene, è il mio organo vitale.

5 novembre 2017,
sveglia alle 4:00 del mattino per arrivare in aeroporto, l’emozione di una nuova limpida alba mi accompagna.
Ma improvvisamente è burrasca: ritardo del volo Cagliari-Bergamo… 4 ore… sono sufficienti per perdere la coincidenza da Bergamo per Marrakech.
Mi siedo sgonfio e osservo la grande sala affollata nella mia solitudine interiore, rimango ipnotizzato da quel grande tabellone blu….. “delay”.
Tante cose si mescolano nella mia testa… che confusione, ho l’impressione di non riuscire a controllare la situazione…
I “miei” Naturaider ancora non lo sanno, ma non mi vedranno a Bergamo sul loro volo…… e chissà quando…
Ma io non posso abbandonarli, non posso non esserci, mi aspettano, devo essere “uno di loro”, con loro…. un Naturaider.
Solo un attimo e mi riattivo. Mi alzo dalla scomoda e gelida sedia grigia di alluminio forato, come nulla fosse accaduto e comincio la mia battaglia. Inizio a “martellare” al telefono e ai vari sportelli dell’aeroporto nella ricerca di una soluzione che mi porti a Iminifri prima del tanto atteso Start.
Voglio esserci anch’io, anch’io voglio fare questa nuova esperienza, ….debbo pedalare con voi!
La battaglia è interminabile, anche i cavi ottici mi sembrano dei cappi pronti a strangolarmi: i PC sono lenti e non connettono, le hostess non riescono ad aiutarmi, i voli che potevano essere utili sono pieni. Sento scendere il bagnato sulla schiena e puzzo di sudore, sono vestito molto anche se non fa freddo. Faccio sempre così quando ho tanto materiale da portare, cerco di sfruttare al massimo tutti i kg messi a disposizione per il trasporto dalla compagnia aerea e quello in più me lo metto addosso. Piano piano intravedo uno spiraglio, autobus, taxi, navette, aerei, sembra che tutto scivoli bene, si concateni e la meta si avvicini.
Raggiungo, senza una pausa, Milano; quanto sudo.
Da li a poco partiva un volo verso Casablanca, poi finalmente verso Marrakech, tutto di corsa, nulla doveva andar storto, bastava un piccolo intoppo, una coincidenza fallita e ……fine.
Ma dovevo, avevo bisogno di raggiungervi, essere li tra voi, con voi….non potevo mancare.
Un amico è già li all’uscita dall’aeroporto a Marrakech ad aspettarmi e mi recupera velocemente con la sua macchina.
Sento di aver fatto una bella cosa, era il mio dovere, mi sono impegnato, finalmente mi sento già li.
Respiro di gioia.
A mezzanotte e mezza sto abbracciando l’amico Hafid, il proprietario dell’hotel a Iminifri.
Gran persona Hafid, sempre pronto e disponibile, sta realizzando un progetto sociale molto interessante anche con l’aiuto della Comunità Europea; rivalorizzare antichi laboratori artigianali come panettieri, vasai, falegnami, tessitori e spremitura delle olive, portarli alla conoscenza di scolaresche e turisti, e sensibilizzare ad un rispetto dell’ambiente cercando di promuovere il turismo in bicicletta tramite una associazione sportiva di cui lui è promotore.
Poche luci soffuse e silenzio all’interno del pittoresco e ampio hotel,…nessuno…..
L’atmosfera è quella di un ospedale … si sa che c’è tanta gente nelle camere lungo i corridoi illuminati ma non cigola neanche un letto.
Mi sento a casa, finalmente ci sono, sono arrivato in tempo.
Mi muovo sicuro ma silenzioso, senza scarpe.
Sistemo velocemente la mia scassata bici che è qui in Marocco da oltre un anno, è quella di mio figlio, poverino…..l’ho chiesta in prestito,… e poi mi butto sul tajine di carne morbidissima che mi ha cucinato Hafid.
Alle 2:00 una doccia mi toglie ogni ricordo delle ultime 24 ore e cambia il sapore della mia pelle calda, mi pervade un grandissimo senso di pesantezza e mi faccio avvolgere dalle bianche lenzuola.
Questo stato di abbandono dura poco perché alle 4:30 un fastidioso bzzzz bzzzz richiama all’”attenti”.

AAAAA che bello, al buffet per la colazione piano piano incontro i “Naturaider”, i miei amici, i miei nuovi compagni.

Per voi tutti che mi avete dato questa fiducia, non potevo mancare, non potevo trasgredire un sacro dovere. Avevo un grande bisogno di sentire il vostro calore, il vostro desiderio di ricerca di emozioni mi metteva alla prova, non potevo, non dovevo deludervi.
Mi sono emozionato nel vedere vecchi amici che hanno cominciato le loro avventure proprio in Marocco oltre 10 anni fa ed ora sono qui ancora.
Che vibrazioni.
Grazie per essere venuti a trovarmi.
Dall’emozione mi sono anche dimenticato di mangiare, ne avevo una gran voglia, ma era più nutriente per me parlarvi, abbracciarvi, rivedere i vostri luccicanti sguardi.
E’ stato veramente importante per me vedere i miei amici raggiungermi in Marocco, gli amici che non mi hanno dimenticato e che hanno cercato questa avventura con il cuore. E spero vi sia rimasta nel cuore.
Volevo farvi vivere le forti emozioni che regala questa parte speciale del Marocco, l’Alto Atlante popolato da antiche popolazioni Berbere e farvi portar via il ricordo piacevole delle sue genti.

Che bello pedalare con diversi di voi per le prime ore, raccontarvi di me, ascoltarvi, …. percepire il vostro desiderio di esplorare, di conoscere, di accettare questo nuovo “sipario” che nulla a che fare con altri eventi.
Vi guardavo e gioivo nel vedere la vostra piacevole naturale ingenuità.
E’ stato un piacere pedalare nella notte, un’emozione trovarsi a condividere un posto spartano per coricarsi qualche ora o cercare di dare una sicurezza e una certezza dopo che la fatica e il freddo aveva tolto quasi tutta la speranza per continuare.
Forse un pò vi ho tradito, vi chiedo scusa, non ho seguito per intero il percorso ufficiale, ma ho fatto alcune varianti che non conoscevo, ma di cui sapevo l’esistenza… il loro richiamo era forte, il mio spirito non poteva sottrarsi.
Sentivo il bisogno di concentrarmi su me stesso di percorrere una mia strada, una pista sconosciuta, una pista che non c’era…
Dovevo percorrere qualche cosa dentro me che non trovavo più da tempo. Da qualche anno inconsciamente mi sono allontanato dal contatto quotidiano profondo, quello vero, quello primordiale, quello fatto ancora di purezza di onestà, di onore. Il nostro mondo lo sta perdendo lentamente. Dovevo allontanarmi dalla “pista sicura”, ma ero sereno, perché sapevo che voi, i “miei ragazzi” non eravate soli, non eravate in pericolo, non vi avrei mai abbandonato su strade malvage, ma desideravo, quello era il mio condividere, farvi conoscere quello che noi oramai purtroppo piano piano stiamo perdendo…la serenità e la sincerità nel fare le cose, un contatto vero che qui tra le popolazioni Berbere esiste ancora. L’onore, l’aiuto reciproco, la cordialità. E lo avete visto, sentito, tatuato dentro. In questi luoghi, si sopravvive, nessuno di queste persone si permetterebbe mai atti malvagi lontani dalle regole del cuore, qui tutti sono pronti a offrire la loro essenza.
Chi non conosce o non ha vissuto questo, ha perso di vista aspetti primordiali di cui non sa l’esistenza e mai potrà esprimere parere o giudizio se non per il solo piacere di apparire.
Oggi ci stiamo vergognando quando piangiamo per un’emozione di gioia, di dolore o di amore e quando lo facciamo, lo facciamo di nascosto.
Questo Naturaid era per ognuno di noi molto personale, non c’era un direttore di gara, non c’era un capo, bisognava solamente seguire il proprio istinto. Io ero sereno perché non eravate allo sbaraglio, non eravate soli, non avevate nessun altro appuntamento se non con voi stessi e pure io ho seguito il mio istinto, sono andato al mio personale incontro…

LE MIE VARIANTI

…un pensiero mi incuriosiva e mi tormentava: l’altro versante com’era? Cosa c’era dietro quella collina? Questa traccia invisibile mi ha aspettato per anni ed ora ero pronto ad avvicinarmi per scivolarci sopra ed accarezzarla. Ho accettato la sfida di una splendida variante che mi ha tenuto molto in tensione, ma gratificato veramente tanto, quella che partiva dallo Gitè a Bab N’Ali.
Da anni aspettavo questo momento, ogni volta che passavo di là guardavo quei 2 splendidi maestosi monoliti….. che richiamo….. ora ci sono, sono qui fermo e il mio sguardo è là, e non potevo farmelo sfuggire.
Osservo le loro siluette scure, quanto sono giganti.
Sono solo ed è quello di cui ho bisogno, non so cosa potrò trovare o come potrà finire, ma non posso perdere questa opportunità.
Sono le 18:00, il gestore del rifugio mi conosce bene, ci conosciamo dai primi Naturaid del 2004, mi dice che è un percorso molto difficile da seguire di giorno, il “sentiero delle capre”, figuriamoci seguirlo di notte.
Mi conosce da molti anni, mi guarda negli occhi: - sono circa 6-7 km di sentiero invisibile per superare alcune colline, è molto difficile, poi un piccolo villaggio povero, poi diverse piste, ma solamente una vecchia e dissestata pista ti porterà sul Sahgro, è talmente messa male che non ci passa più neanche un mezzo.- 
- hai la tenda? NO –
- hai il sacco a pelo? NO – 
Siamo sereni e consapevoli entrambi, sappiamo che ognuno di noi due è stato chiaro, ha fatto il suo compito e sa bene quale è il suo ruolo.
Con naturalezza mi da un cerchio di pane, io riempio il camelback e con un semplice arrivederci al prossimo anno mi avvio cercando l’ingresso della traccia.
E’ quasi buio, cerco di approfittare di questa penombra e salire velocemente il primo tratto per cominciare a prendere confidenza con le “impronte”.
Ci sono!
In poco tempo i 2 giganti sono alle mie spalle, li osservo un ultimo istante e li saluto.
Velocemente le tenebre mi avvolgono e le ombre scomposte fatte dalla luce della luna spesso mi cancellano quella impercettibile traccia del sentiero, la ritrovo segnata solamente dai graffi degli zoccoli del bestiame sugli stretti passaggi sulle rocce.
Cespugli, grossi sassi, piccole radure spesso mi confondono e mi portano fuori rotta di qualche metro, ma non ho mai pensato rinunciare per paura di confrontarmi con la mia reale capacità di orientamento e rimanerne deluso….
Lo so fare e sono capace di farlo… ho tutta la notte per provarci… ho 12 ore per vivere questa situazione forte, questa situazione folle…… poi verrà la luce e tutto si spegnerà.
Tutto sarà più facile.
Pedalo, porto e spingo la bici tutto grondante, faccio fatica e spesso inciampo nelle radici e sul terreno smosso, ma essere qui su questo tratto veramente incerto mette a nudo il mio istinto, il vecchio istinto che sento ancora riemergere prepotentemente con sicurezza e potenza… gli occhi si inzuppano e rendono ancor più difficile scoprirne “la linea immaginaria”, sono in uno stato di piacevole rilassatezza. Sono solo, l’ho desiderato, lo volevo, ne avevo la necessità, ma non mi sento solo, so che ci sono gli amici che mi vogliono bene, e poi quando si hanno dei figli non si è mai soli…… devo fermarmi, debbo pensarvi e stringervi tutti…
Una piccola ansa sabbiosa mi invita alla sosta, spengo tutto e mi sdraio completamente a terra coperto di questo nero manto luccicante….
Rimango così diversi minuti per pensarvi tutti……non chiudo gli occhi……siete tantissimi…..siete la mia storia….sono io… ora anche le guance e il collo sono bagnati, ma c’è anche un sorriso accennato. Spezzo e porto un pezzo di pane alla bocca secca e penso a quelle parole:
- il sentiero delle capre non è segnato, è difficile – 
Umilmente presento alla mia interiorità, la sensibilità di un uomo e mi dico, bravo, ci stai riuscendo, è tutto tuo, vivilo.
Concludo il “mio appuntamento” alle 2:00, sul Saghro, un antico massiccio vulcanico in un Gitè di un amico… non c’è nessuno… è come casa mia questo rifugio, apro la vecchia porta del grande stanzone e mi mimetizzo con il tappeto impolverato fino all’arrivo del nuovo giorno.

---- Anche i 5 km delle strette gole dell’ “Assif Eloati” le ho fatte alle 19:00, con il buio, ma questo luogo lo conosco molto bene e mi è sembrato un attimo ….
Uno stretto passaggio veramente suggestivo, un calmo torrente scorre da sempre tra migliaia di piante di oleandri è “la strada” di antiche carovane di nomadi.
Avevo messo dei sacchetti di cellophane ai piedi per sicurezza, ma non mi sono serviti, con abilità sono riuscito a non bagnare neanche le scarpe.
Che culo!
Ma!, forse era meglio bagnare i piedi piuttosto che affrontare la notte sull’altipiano desertico tutto contro vento e raffiche che alzavano una polvere smerigliante.
Quando esco dalla pista e raggiungo l’asfalto sono tutto impolverato ma soprattutto provato, stavo già per cedere alcune volte ad Eolo, il Re mitologico e alla sua inesorabile forza contraria.
Sono combattuto nella scelta, continuare a sinistra faticando ma su una strada che già conosco fino alla fine o girare a destra verso l’ignoto?
La decisione tarda ad arrivare anche perché ho freddo e onestamente mi piacerebbe non mettermi più nelle rogne.
Ma poi penso: cosa sono venuto qui a fare?
Allora potevo rimanere a casa!
Destra March!
Pochi km di asfalto e inizia subito una pista, tutta in salita, naturalmente anche il mio “nemico Eolo” non ha rinunciato, mi fa compagnia e spesso tira fuori dalla sua otre di bue raffiche violente che mi fanno barcollare e, con fatica, spingere la bici chino sul manubrio.
Lungo la pista un rudere attira la mia attenzione.
Con la pila frontale mi faccio strada tra le macerie per cercare un angolo riparato…
No! Troppo pericolante e poi entra aria da tutte le parti.
Continuo finchè alcune lucine arancioni, che vedevo in lontananza, si fanno chiare: un piccolo villaggio isolato mi accoglie.
Sono le 3:00, avrei voluto continuare dritto per Iminifri, ma non conosco assolutamente questa variante e l’idea che mi sono fatto è che di salita ce ne sia ancora tanta.
Ho superato i 2000 m ed ora sento freddo.
Trovo un muro e mi riparo al suo angolo, mi metto il piumino e tutto rannicchiato mi avvolgo nella coperta termica di alluminio, lo zaino fa da cuscino.
Posso resistere fino alle 6:00, tre ore non sono molte.
A quell’ora si sveglia anche il nuovo giorno e forse qualche abitante si alzerà.
Mi giro e rigiro più volte, i sassi premono sui fianchi, il vento freddo fa scricchiolare la coperta termica in continuazione, ripetutamente mi massaggio forte le cosce per scaldarle un po’.
Dormo, mi sveglio, dormo, mi sveglio.
Finalmente l’alba silenziosamente si fa breccia tra l’oscurità ed io con gli occhi gonfi incomincio a risistemare le poche cose che avevo utilizzato.
Sono infreddolito, non un attimo di tregua… penso agli abitanti nelle case al caldo… io che aspetto una presenza umana… ma chi glielo fa fare ad uscire?
Guadagno ancora tempo pulendo la catena.
Gli occhi di un bimbo semi nascosto dietro il muro incrociano velocemente i miei che chiedono aiuto. Velocemente corre via e sento delle voci.
Appare una donna, mostra la sua potenza da matriarca anche se avvolta completamente in una pesante coperta coloratissima, da lontano mi fa cenno più volte di seguirla velocemente.
Mi hanno visto!
E’ quello che speravo tanto, sto tremando, sono fragile ed è una situazione che in questo momento non desidero sopportare.
Vengo accompagnato in una grande stanza, uuuuuuu come si sta bene, ci sono già alcuni thermos fumanti, del pane, olio e burro… tutto per me….
Nooooo, che emozione pensare che appena mi hanno visto ancora sdraiato, si sono alzati, hanno preparato subito del cibo ed hanno atteso che mi svegliassi.
Arriva anche il marito e tutti mi coccolano.
Siamo attorno ad un piccolo tavolino, le mani di lui, grosse, ruvide come carta vetrata, con le unghie tutte sollevate e rovinate dal lavoro, spezzano il pane come da un lontano rito che noi bene conosciamo e lo distribuiscono.
Loro ancora danno un rispetto profondo per questo primo cibo lavorato dall’uomo.
Bevo diverse tazze di latte bollente cercando di conservarne il suo calore.
Sto per spalmare il burro duro sul pane caldo, ma lui mi toglie il pezzo, “mi insegna”, lo apre e sempre con le sue mani scure sminuzza il burro e lo schiaccia all’intero.
La comunicazione è a gesti, non mi trattengo molto perché sono di passaggio, ma intuisco che la strada che dovrò percorrere è molto lunga, in salita e farà freddo.
Prima di salutare la famiglia, la donna mi dà una borsa con dentro del pane, datteri e una scatola di sardine… sono commosso… gente povera, ma ricca dentro.
Lascio il villaggio ancora inanimato.
Non avevo capito molto bene della difficoltà, ora me ne rendo conto: ho fatto bene a fermarmi la notte perché dopo il villaggio ho spinto diverse ore per arrivare a 3000 m di altitudine e qualche pozzanghera ancora ghiacciata conferma che la temperatura era scesa sotto gli 0 gradi.
La discesa è interminabile e scendo lentamente pensando a quelle meravigliose tazze di latte caldo. Dovrebbero mancare circa 30 km alla “traccia ufficiale”, oramai ci sono mi dico, e incomincio a inebriarmi del tepore del sole alto.
Ma come da un risveglio improvviso, dopo aver superato un fiume su un ponte fatto di tronchi traballanti, vengo catapultato in una stretta valle dove un fiume si è impadronito completamente della pista e ha fatto suo il cammino.
Rimango piacevolmente sbalordito, ma anche un pò spiazzato perché non so per quanti km dovrò spingere, portare, scavalcare con la bici questo continuo intreccio impetuoso di acqua più o meno alta e veramente gelida.
Il posto è spaventosamente fantastico, i piedi doloranti, gonfi e molli si spaccano dal gelo, ma fortunatamente la giornata è calda e splendida.
Finalmente sono sull’asfalto per Iminifri… ora è tutto più “facile”.
Mi ci sono volute più di 4 ore per percorrere questo dedalo, tutto il pane, la scatola di sardine e tutti i datteri…
Ho finito anche l’acqua del camelback che avevo riempito il pomeriggio prima.
Sentivo un leggero velo di tristezza perché per me la vera avventura era terminata.
Ma sono “sazio”, ora ho il tempo per commuovermi e pensare a tutto il “gruppo dei Naturaider”.

Da molti anni sono calamitato da queste “terre berbere”, il mio carattere curioso ed esuberante vuole assaporare e conoscere nel più profondo la storia di questa terra, le sue genti e le sue tradizioni. Forse non tutto condivisibile, ma è molto importante conoscere la storia per capirne ora le ragioni e la cultura.
Ho imparato molto stando vicino a loro.
Ho visto e camminato sui loro sentieri e nei loro poveri villaggi primitivi.
Ho incontrato nomadi che conducono una vita dura.
Ho ascoltato le storie degli anziani.
Ho partecipato alle feste di villaggio. 
Ho incontrato e parlato con capi di villaggi.
Ho vissuto e condiviso notti e cibo con alcune famiglie berbere.
Ho incontrato i trogloditi ed ho bevuto il loro tè.
Ho conosciuto il vero rispetto, il vero onore.
Ho scoperto la cordialità e la disponibilità delle famiglie berbere.
….Mi sono emozionato….

Non mi sono mai sentito un ciclista vero, si, vado in bici, ma ho anche corso, ho nuotato, ho arrampicato, ho pagaiato, ho percorso torrenti con muta e corde, ho volato…
mi sento veramente un viandante, un bracconiere di vita che ha bisogno di bere emozioni, di conoscenza, di incontri.

Qualcuno aveva scritto che noi siamo come cani solitari che gironzolano, randagi, mezzo spelacchiati e malconci, ogni tanto si incontrano si annusano si rincorrono e un poco scodinzolano e fanno un po’ di strada assieme mordendosi e leccandosi.
Ecco Naturaider, io vi ho incontrato nella mia vita, incontri molto importanti, alcuni durano da anni, alcuni si sono persi, abbiamo percorso un piccolo cammino assieme, ci siamo conosciuti.
Ciascuno con il proprio muro da abbattere e da difendere nello stesso tempo, ci siamo aiutati, ci siamo cercati, ci siamo scontrati, ci siamo voluti bene,…ci siamo rispettati.
Abbiamo parlato di noi, ci siamo scambiati dei sentimenti.
E’ stato bello realizzare questo sogno e mantengo il sapore di questo grande incontro.

Un’amica tempo fa mi ha scritto:
“Per me i sogni sono gemme preziose che nascondiamo in fondo ad una cassaforte chiamata cuore di cui nessuno, tranne noi stessi, ha la combinazione. E non importa quanto essi siano grandi, noi li coltiviamo con lo stesso amore perché segnano la strada maestra della nostra vita"

Devo solo dire: grazie Alto Atlante, mi regalali emozioni per la vita.

Un abbraccio forte a tutti voi Naturaider e chi si sente di essere un Naturaider.

La Vita è un’Avventura, ma anche un Cin Cin

Mauri